25 Novembre: una virgola non basta

Ci sono ricorrenze che non vorrei mai dover celebrare, quelle che ci ricordano quanto la nostra umanità possa disumanizzarsi e reiterare gli errori. Una di queste è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

In questo caso, però, la ricorrenza è addirittura diventata “di moda” tanto che si riduce il ricordo delle vittime di violenza a una virgola rossa disegnata sul viso. Penso a quanti- nel mondo dello sport- amano ritrarsi e farsi pubblicità col segno rosso in viso,  ma che poi ritroviamo nei tribunali  imputati per stupri ai danni di donne.

Non dobbiamo certo fare di tutta l’erba un fascio, ma, oggi, bisogna prendere una posizione seria. Reale e non di facciata. Ma per spiegarmi meglio mi riferirò a qualche episodio per me significativo.

Qualche giorno fa la modella e giornalista Noemi De Falco, sul suo profilo Istagram, ha scritto un post in cui lamentava la superficialità di alcuni calciatori che, auspicava lei “farebbero bene a impegnarsi concretamente contro la violenza sulle donne piuttosto che limitarsi a un segno sul viso che va via con la spugna a partita finita”.

La De Falco è stata duramente attaccata per queste parole da donne e uomini, reali o con profili fake, che anzichè argomentare si son ‘limitati’ ad offenderla. Duramente, senza alcun timore di divenire essi stessi carnefici. Sì perchè la violenza non è solo fisica ma anche, se non soprattutto, verbale. A quegli attacchi ha fatto seguito il sostegno di tanti colleghi ma è evidente quanto la violenza di genere sia dilagante, ovunque e a buon mercato.

L’altro episodio riguarda  il caso della maestra di Torino: è triste vedere come oggi ci sia ancora chi prova a sostenere un uomo macchiatosi di un reato gravissimo come il revenge porn. La cosa ancor più triste è che sia stata proprio una donna a inoltrare quel video (per la cui diffusione l’ex andava solo denunciato) alla direttrice della scuola in cui la torinese lavorava.

La maestra è stata licenziata. Assurdo. Oggi l’ex, la mamma dell’alunno e la direttrice sono attesi a processo. Ma sulla docente si sono scatenati in tanti in una gogna mediatica atroce, degna delle peggiori pagine di storia del medioevo.

E quindi? E quindi basta! Impariamo dal passato per costruire un futuro migliore. Proviamo a ricordare che il 25 novembre si celebra la  giornata contro la violenza sulle donne in ricordo delle tre sorelle Mirabal, barbaramente uccise dal dittatore dominicano Trujillo solo perchè avevano provato ad opporsi, con notevole coraggio, al suo regime. Per loro e a partire da loro esiste il 25 novembre. Ma è ancora ogni giorno 25 novembre se non iniziamo a cambiare il modo di essere, pensare e parlare.

Lo ha detto bene Chiara Ferragni  ricordando che troppe  offese vengono da parte delle donne che non ci pensano due volte prima di etichettare l’altra come “facile, raccomandata, poco di buono” e replicare alle violenze con un “se l’è cercata”. Ridurre ogni violenza al refrein “boys will be boys, i ragazzi fanno solo i ragazzi“- cito la Ferragni- è come reiterare il crimine stesso.

Le sorelle Mirabal, Gessica Notaro, Rihanna, Madonna, Alanis Morrisette, la maestra di Torino. Potevamo essere noi. Una virgola non basta, per la violenza contro le donne è arrivato il momento di mettere un punto.

 

 

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