Sci, Regioni di montagna dicono servono Ristori consistenti

La chiusura dello sci ha generato una perdita complessiva di 11-12 miliardi di euro all’economia di montagna che ora ha bisogno di almeno 4-5 miliardi di ristori. E’ questa la prima stima fatta dalla Regioni, secondo quanto comunica oggi il Vicepresidente della Valle d’Aosta e Assessore allo Sci Luigi Bertschy.

“Come Regioni di montagna abbiamo presentato i primi dati allo Stato. Il comparto montagna in questo periodo ha rimesso almeno 11-12 miliardi. Questo significa che per un intervento minimo di recupero delle perdite delle società servono 4-5 miliardi”, avverte  Bertschy in Consiglio Regionale.


“Il rischio che salti l’intera stagione è più che mai reale, purtroppo”. A dirlo è Valeria Ghezzi, Presidente dell’ANEF, l’Associazione Nazionale che riunisce i gestori funiviari. “E questa è una vera tragedia perché per noi c’è anche il dopo – aggiunge. – La nostra ripartenza sarà solo il prossimo Natale. Si tratta di una débacle senza precedenti, non solo per noi, ma per tutti i lavoratori”

Sci: il punto di vista di Federfuni

Federfuni Italia interviene sull’apertura degli impianti di risalita a carattere generale in considerazione della decisione presa dal Ministro Speranza.“Siamo amareggiati – dicono i Responsabili della federazione – da questo ulteriore rinvio per l’apertura degli impianti di risalita, al momento attuale solamente posticipata al 18 gennaio senza che ci siano le necessarie garanzie che questa data rappresenti l’apertura per i comprensori delle Regioni in Zona Gialla .Pertanto è necessario che vi sia, già da ora, una riflessione sugli indennizzi necessari per mantenere in vita le stazioni sciistiche ed in modo particolare le aziende che gestiscono impianti a fune vero fulcro dell’economia montana.

La nostra proposta è fondata su alcune considerazioni generali che cerchiamo di riassumere:

1. La situazione di difficoltà in cui si trovano anche le società dell’Appennino dopo una stagione invernale come quella precedente che aveva avuto proprio inizio nel momento in cui è stato dichiarato il primo lockdown;

2. Le minori capacità di intervento delle Regioni Alpine a Statuto Ordinario rispetto alle Province e Regioni Autonome;

3. La necessità che gli sperati indennizzi siano calcolati tenendo conto di una media delle ultime tre stagioni escludendo quella 2019/2020, e che siano tenute di conto le eventuali modifiche del parco impianti di risalita;

4. Il fatto che la richiesta di ulteriore rinvio sia stata fatta proprio dalle Regioni Alpine.

“In conseguenza di queste riflessioni chiediamo che il Governo, il Parlamento e la Conferenza delle Regioni a cui spetta un importante parere tengano conto delle nostre richieste e venga applicato un criterio di ripartizione dei fondi equo rispetto alle diverse situazioni che la montagna italiana sta vivendo e che, di conseguenza,  non si tenga di conto di ripartizioni di fondi per Leggi precedenti (Vedi Legge 363/03). Naturalmente riteniamo che questa sia una impostazione che valga per l’intero comparto turistico”.

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