Bufera sulla scuola: una “catastrofe educativa” che si poteva evitare

In questi giorni la scuola torna sotto i riflettori. Dal Ministero al Vaticano, passando per le proteste di piazza, si parla sempre più spesso dei danni legati alla chiusura delle scuole. Ma, perchè un ma è d’obbligo, qualche domanda occorre pur farsela.

A guardar dall’esterno questa “bomba” didattica sembra avere a che fare con un intricato dedalico labirinto, senza poter godere però del filo della bella Arianna. Un rimbalzo di colpe tra Ministro e Presidenti di Regione. I genitori che prima premevano per riaprire gli istituti scolastici oggi chiedono di prolungarne la chiusura con tanto di proteste sui social.

Anche il Papa si è pronunciato sui danni di una didattica che restando “a distanza” lascia indietro chi ancora non può permettersi una connessione o i devices necessari per seguire da casa le lezioni.

La scuola, in sostanza, che ha sempre fatto dell’inclusione il suo vessillo principale, oggi esclude chi non sta al passo, chi non è online.

“Si parla di ‘catastrofe educativa’ di fronte ai circa dieci milioni di bambini – ha detto il Pontefice– che potrebbero essere costretti a lasciare la scuola a causa della crisi economica generata dal coronavirus, aumentando un divario educativo già allarmante, con oltre 250 milioni di bambini in età scolare esclusi da ogni attività formativa”.

“La cultura è una delle vie più efficaci per umanizzare il mondo e la storia. L’insegnamento – ha detto ancora Papa Bergoglio – è soprattutto una questione di amore e di responsabilità che si trasmette nel tempo di generazione in generazione.

L’educazione, quindi, si propone come il naturale antidoto alla cultura individualistica, che a volte degenera in vero e proprio culto dell’io e nel primato dell’indifferenza”. 

Un antidoto alla cultura individualistica. Niente di più vero ma un antidoto per esser tale dovrebbe essere fruibile da tutti e di sicuro nessuno lo occulterebbe volontariamente.

Ma allora cosa è andato storto? La scuola, su ammissione della stessa Azzolina,  trascurata nei mesi scorsi, non ha avuto la forza necessaria per rinascere dalle sue ceneri.

Ci sono stati fondi, questo è vero, troppo pochi però per acquistare i devices necessari per tutte le famiglie in difficoltà. Troppe per far fronte alle richieste di tablet o computer portatili da portare a casa.

D’altra parte le ultime notizie diffuse da alcuni giornali sulla ‘sicurezza nelle scuole’ sono allarmanti e gettano ancora fango su una gestione davvero troppo approssimativa del comparto scuola.

Sarebbero stati 65mila i contagi nelle scuole al 31 ottobre, un numero esorbitante. Ma questi dati  sarebbero stati nascosti anche al Comitato  tecnico scientifico, visto che il coordinatore del CTS, Agostino Miozzo,  ha confessato  al Parlamento di averli letti su Wired. Eppure si diceva che le scuole erano sicure e la Ministra  ne ha sempre sostenuto la riapertura.

E’ chiaro dunque come ci siano troppi ‘vialetti intricati’ in questo labirinto e come la catastrofe educativa, più che reale a ben vedere, vada di pari passo con una catastrofe vera e propria, quella pandemica che non dovrebbe mai esser presa sotto gamba.

Chi è chiamato a governare dovrebbe ricordare sempre che la scuola è di tutti e costituzionalmente deve essere accessibile a tutti.

Per informazioni scrivere a: info@tfnews.it