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Cinema: “Un autre monde” di Stéphane Brizé è l’ultimo film in gara

È il film di Stéphane Brizé “Un autre monde” a chiudere la 78esima Mostra del Cinema di Venezia. Dopo la sua partecipazione nel 2016 con “Una vita“, Stéphane Brizé torna sul lido con un nuovo lavoro.

Il film parla di un dirigente d’azienda, di sua moglie, della sua famiglia, nel momento in cui le scelte professionali dell’uomo sono sul punto di stravolgere la vita di tutti. Philippe Lemesle e la moglie si stanno per separare, il loro amore irrimediabilmente logorato dalle pressioni del lavoro.

Dirigente di un grande gruppo industriale, l’uomo non sa più come soddisfare le richieste incoerenti dei suoi superiori: ieri volevano che fosse un manager, oggi vogliono un esecutore. Per Philippe è dunque arrivato il momento in cui deve decidere cosa fare della sua vita. “Un autre monde” è un film carico di rabbia. Il cinema di Brizé conferma di avere una forza dialettica travolgente. La parola, ancora una volta, è simile ad un’arma carica.

Philippe Lemesle si muove tra i vincenti della società, nell’ambiente dei dirigenti d’azienda, della meritocrazia, tra le cosiddette “storie di successo”. Come si può ammettere di provare dolore, di essersi perduti, quando si è parte dell’élite? Lamentarsi apparirebbe vergognoso agli occhi di chi vive in condizioni meno agiate; un segno di debolezza imperdonabile agli occhi suoi e di quelli come lui. In un mondo simile non si può, non si deve, essere deboli.

È vietato, per non correre il rischio di umiliarsi ed essere sostituiti da un altro più giovane e dinamico; o da qualcuno che non metterà in discussione quello che gli si richiede di fare. In un mondo simile sembra che non si possa più godere del diritto di contestare ordini che vengono dall’alto e che in fretta devono essere imposti in basso.

Il film narra la storia di un mondo silenziosamente diviso in due, di vite professionali e personali che naufragano, di un mondo in cui uomini e donne in cravatta e abiti troppo stretti combattono sempre di più per trovare un senso.” Queste le parole del regista francese Stéphane Brizé.

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