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Commercio, formazione e occupazione dopo la pandemia sanitaria

La pandemia sanitaria ha fatto emergere delle enormi fratture, iniziando a far scricchiolare i pilastri del nostro attuale contesto sociale ed economico. Accanto all’emergere delle nuove povertà e dei nuovi turbamenti occupazionali abbiamo imparato a monitorare nuovi fenomeni lavorativi quali lo smart-working e le piattaforme digitali per incontri da remoto, per svolgere B2B digitali, fiere virtuali, formazione e servizi fintech.

La pandemia sanitaria ha accelerato i fenomeni della digitalizzazione evidenziando l’importanza della rete internet, della formazione ultra-specializzata e della necessità dell’adeguarsi per non soccombere. Un mercato del lavoro caratterizzato da professionisti iper-qualificati e competenze molto verticali che fino a qualche mese fa sembravano apparire come prospettive a lungo termine e che oggi sono divenute la nostra attualità.

Un mercato in cui i nuovi occupati dovranno saper stare al passo con i tempi dettati dall’avanzare di tecnologie quali l’intelligenza artificiale, l’automazione e la robotizzazione industriale, che contribuirà a generare su scala globale decine di milioni di nuovi posti di lavoro mandando nei libri di storia alcune professioni che appaiono non solo non più adatte al contesto sociale dominante, ma pericolose anche dal punto di vista del “rischio sanitario”, nel caso di diffusione di pandemie quale quella che caratterizza la nostra contemporaneità. L’attualità vede l’emergere di nuove prospettive occupazionali con un susseguirsi di liberi professionisti e Partite Iva che entrano, ogni anno, all’interno dei circuiti del mercato del lavoro, figure professionali pronte a fare la differenza con flessibilità, dinamicità, formazione e capacità di network.

Il recente rapporto sulle previsioni occupazionali nel periodo 2019 – 2023, confezionato con la collaborazione di Unioncamere, l’Unione italiana delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura che rappresenta il sistema camerale italiano nei confronti degli organi di governo territoriale, nazionale ed internazionale, evidenzia che nel corso del 2022 (l’anno che vedrà l’avvento della rete internet interamente mobile), saranno richiesti 2,5 milioni di nuovi occupati, fra dipendenti e autonomi, e il 70% di questa forza lavoro dovrà possedere competenze elevate per ricoprire occupazioni specialistiche e molto tecniche.

L’obiettivo dei liberi professionisti dovrà essere quello di acquisire competenze “soft” specifiche quali il personal branding, la curiosità, il networking, la dinamicità del coworking e la capacità di comprendere i fenomeni della globalizzazione. L’export e la digitalizzazione sono gli strumenti della contemporaneità per le imprese che vogliono ritornare a crescere dopo la pandemia sanitaria. Negli ultimi mesi un particolare successo sta avendo la figura e il ruolo del Temporary Export Manager e quello del Digital Export Manager. Il Temporary Export Manager è un professionista che per un periodo di tempo limitato, mette a disposizione di una struttura imprenditoriale tutte le sue competenze e capacità in tema di internazionalizzazione di prodotti e servizi. Una figura che costa meno rispetto all’assunzione di un dipendente stabile all’interno dei meccanismi aziendali ed è considerevolmente più motivato nel conseguimento degli obiettivi commerciali prefissati in quanto il suo marchio personale e il suo successo sono legati alla soddisfazione delle imprese che richiedono tali servizi. Il Temporary Export Manager ha un elevato livello di problem solving sia in termini di metodo sia in termini di strumenti digitali da poter utilizzare, grazie alla sua multidisciplinarietà con una consolidata esperienza dei mercati esteri ed una collaudata capacità di interazione con le piccole e medie imprese e con quelle più grandi.

Per esportare un prodotto o far conoscere l’importanza di un servizio sono necessarie competenze specialistiche, visione economica, preparazione geopolitica e doti commerciali. Avere nel proprio gruppo societario un professionista dei mercati internazionali è il primo passo per espandere la propria portata commerciale e creare nuovi ponti di business all’interno della grande rete della globalizzazione. Sostanzialmente, sviluppare per le imprese quelle competenze nel campo del marketing internazionale divenendo una realtà con un passo in più. Saper studiare in profondità il mercato verso il quale punta l’azienda, comprenderne gli aspetti generali e specifici, i punti di inserimento, i nuovi investimenti dei governi in sostenibilità, le opportunità geopolitiche in termini di green economy e digitalizzazione e le peculiarità che permettono un approccio sicuro, sono essenziali per la vita e il presente dell’impresa.

Ricordiamo che le imprese digitali cercheranno tra i 210mila e 267mila lavoratori con competenze matematiche e informatiche per i lavori digitali, e quindi esperti nell’analisi dei big data, della blockchain, della tracciabilità e dell’autenticità, nel campo della cyber security e dell’intelligenza artificiale. Nell’ambito dell’economia circolare, della green economy e della blue economy vedremo un emergere di nuove prospettive che le imprese e i lavoratori dovranno inseguire per orientare i propri processi produttivi e differenziarsi in efficienza e qualità.

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