Con “I delitti di Alice” la letteratura diventa protagonista

È consuetudine ormai assodata, per gli scrittori di genere, scrivere i romanzi in serie, partendo già dal primo volume con la consapevolezza che a quello ne seguiranno molti, se non addirittura moltissimi altri: basta indovinare il personaggio principale, costruirgli un passato disgraziato da cui attingere per rinnovellarne le quotidiane infelicità, inserirlo in una cornice abbastanza degradata da offrire continui spunti di violenza (mai avremmo pensato che la tanto civile Scandinavia avesse dato i natali a tali e tanti psicopatici assassini!) e il gioco è fatto. Chi di noi non si è sorbettato almeno un romanzo delle avventure del malandato Harry Hole (del norvegese Jo Nesbø) o della serie interminabile (a che numero siamo arrivati? Ho perso il conto…) del commissario Ricciardi (dalla prolifica penna di Maurizio de Giovanni) o delle indagini ingegnose di Lincoln Rhyme, vergate dall’altrettanto prolifico Jeffery Deaver?

Capita che dopo l’entusiasmo iniziale i successivi romanzi non reggano il confronto e ricadano in sterili ripetizioni un po’ stiracchiate, nelle quali l’unica cosa che il lettore affezionato è sicuro di ritrovare è l’amato protagonista: non è questo il caso de I delitti di Alice, secondo volume della serie de I delitti di Oxford dello scrittore argentino Guillermo Martínez, edito da Marsilio nella traduzione di Valeria Raimondi. Il romanzo è del 2019, il precedente risale addirittura al 2003: troppo tempo fra uno e l’altro per tirarci fuori una serie blockbuster.

Sarà perché Martínez è un matematico, sarà perché non è un giallista di professione, sarà quel che volete, ma questo romanzo è una chicca: per una volta il protagonista (anche se in questo caso sono due, uno studente argentino con borsa di studio a Oxford e un rinomato professore di logica, Arthur Seldom) passa in secondo piano, delle sue vicissitudini presenti e passate ci viene detto ben poco, e ad avere tutta l’attenzione del lettore è l’intreccio, che come nel caso del primo romanzo (La serie di Oxford, Marsilio 2021), non disdegna brevi speculazioni filosofiche e cenni alle teorie matematiche.

Al centro della storia Lewis Carroll, autore di Alice nel paese delle meraviglie, e una confraternita di appassionati che si occupa di studiarne la vita e l’opera: c’è qualcuno però che sembra avere interesse a screditare il famoso scrittore inglese, riportando in auge le accuse di pedofilia, e per raggiungere il proprio obiettivo è disposto addirittura a uccidere.

Lewis Carroll

Come Martínez, anche Lewis Carroll era un matematico, nonché prete anglicano e fotografo ed è proprio da questa sua ossessiva passione per la fotografia (in 24 anni sviluppò circa 3.000 fotografie), che spesso aveva come protagoniste bambine in tenera età, il punto di partenza dell’intera vicenda: le accuse di pedofilia rivolte a Carroll nel romanzo non sono invenzione dell’autore, ma riprendono un’annosa discussione che riguarda la morale vittoriana e le pulsioni sessuali dello scrittore.

La storia si mischia alla finzione, quando i due investigatori iniziano a cercare la soluzione agli strani eventi che stanno accadendo nella città di Oxford, e ne viene fuori “una sofisticata indagine deduttiva, tra paradossi logici, rompicapo e rimandi letterari”. Il lettore si ritrova senza accorgersene “complice di un’inchiesta ricca di imprevisti, sorprese e scoperte strabilianti, in una ricerca della verità che molto ricorda il percorso degli eroi” di Jorge Luis Borges.

Lo stile di Martínez non è mai banale né troppo artefatto, riesce anzi a raggiungere un giusto equilibrio fra la struttura solida del giallo ben costruito e il fluire accattivante della suspense migliore, perché una cosa è certa: di questo romanzo non ci si libera facilmente!

Guillermo Martínez, I delitti di Alice, trad. di Valeria Raimondi. Marsilio, 2021, pp. 264

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