Costantino imperatore “ritrova” il suo dito

II Musei Capitolini sono il “museo dei musei”, il seme, il germoglio iniziale dal quale inizia la storia dei musei che hanno popolato l’Italia. La loro importanza non è legata solo alle collezioni che ospita, ma anche al fatto di essere il primo museo pubblico.

Nel 1471 Papa Sisto IV Della Rovere, che ha dato il nome alla Cappella Sistina, ha voluto portare sul Campidoglio i signa della gloria romana, identitari del popolo di Roma. Lo ha fatto affermando “queste opere non sono mie, appartengono al popolo, ne significano il destino”, istituendo così per la prima volta un museo pubblico.

Il Colosso di Costantino

Uno dei pezzi fondanti del museo, uno dei signa sopradetti è proprio Il Colosso di Costantino, donato dal papa e conseguentemente spostato dal Laterano (chiesa del papa, madre di tutte le chiese). Le parti sono conservate nell’Esedra, il salone centrale con la famosa Statua di Marco Aurelio.

La scultura, in bronzo, si era salvata dalle distruzioni del Medioevo quando il bronzo, prezioso, veniva fuso per armi e suppellettili. Salvata perché identificata nell’immagine di Costantino, l’imperatore cristiano. Ne rimangono la mano sinistra, il globo terraqueo che sosteneva nell’altra mano, la testa.

All’apice della carriera politica di Costantino la figura dell’imperatore si sacralizza, motivo per il quale la ieraticità è manifesta nell’opera.

I bronzi sono mastodontici.

Le dimensioni di testa, mano e globo danno indicazioni circa la dimensione originaria di sei metri almeno in altezza. La datazione colloca l’opera intorno al 430 d.C.

Opera che si salva dal crollo della basilica di Massenzio, ma perde in quell’occasione la propria integrità. Da qui la necessità di una ricomposizione estremamente difficoltosa.

Oggi, la ricomposizione acquisisce un nuovo elemento: il dito della mano sinistra (unica superstite).

Storia di un dito

L’estroflessione oggetto della “scoperta”, giunge a Parigi nel 1860 come parte della collezione del marchese Giampietro Campana, acquistata da Napoleone III per il Louvre.

Louvre nel quale il dito in questione è rimasto classificato come “del piede”, identificazione che oggi sappiamo essere erronea.

Il lavoro della ricercatrice Aurelia Azema è stato decisivo per un’opportuna ricollocazione del dito vagante che finalmente si ricongiunge alla sua mano.

 

 

 

 

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