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E’ sempre alta la propensione delle famiglie italiane verso i Titoli di Stato del Paese

Un aspetto non secondario, causato dagli effetti economici della Pandemia da Covid ’19 è il sostegno dei titoli del debito pubblico assicurato dagli interventi della Banca Centrale Europea.

Leggendo il Rapporto della BCE “The role of householders in financing government debt in the Euro Area”, non stupisce, pertanto, trovare la conferma della rilevante quota di possesso dei titoli di Stato Italiani alla fine del terzo trimestre da parte della BCE (21,6%). Così, come appare abbastanza scontato, anche se certamente è un dato rassicurante, riscontrare il significativo valore della quota di possesso da parte delle altre istituzioni finanziarie (25,4%).

Sorprende, invece, il valore della percentuale attribuita alle famiglie italiane, quasi il 19%, sicuramente più elevato di quello mediamente registrato per l’UE (poco meno del 16%). E, comunque significativamente  superiore alle quote riscontrate nei contesti dei principali competitors, come Francia (12,2%) e Spagna (9,3%), per non parlare della Germania (2,4%).

Se, poi, si allarga il campo di osservazione al di fuori dell’area dell’Euro, va, peraltro, sottolineata l’attenzione delle famiglie verso i Titoli di Stato, sempre in misura consistente e anche superiore a quanto si registra in Italia, in due altre realtà economiche, il Regno Unito e gli Stati Uniti. Ma in entrambi i casi sulle scelte di investimento delle famiglie gioca un ruolo cruciale, l’affidabilità delle istituzioni governative di quei due Paesi e, quindi, la qualità, indiscutibilmente, riconosciuta alle loro emissioni.

Tornando all’Italia e a questa propensione verso i Titoli di Stato,  per completezza di analisi, non si può, però, dimenticare che il nostro Paese non è nuovo a queste manifestazioni di affezione. Basti ricordare quanto avvenuto negli ultimi tre decenni del secolo scorso e anche all’alba del terzo millennio con dati statistici che, celebrando le gesta dei cosiddetti “BOT People”, ne certificava la presenza di quantitativi consistenti nei propri dossier titoli con valori anche superiori al 30% dell’ammontare complessivo in circolazione.

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