Essere Insegnanti ai tempi del Covid-19

Che il nostro Paese non faccia della cultura una delle sue priorità è un dato di fatto. Lo dimostra il fatto che nei mesi estivi, successivi al primo Lockdown, non si sia pensato di avviare screening preventivi sulla popolazione scolastica, di potenziare le reti internet nelle città italiane, di provvedere da luglio all’invio degli ormai famosi banchi monoposto (che in alcune regioni italiane sono ancora un miraggio!). Eppure… eppure la scuola è il primo martire (la prima a chiudere) e il primo capro espiatorio (la prima ad essere offesa).

Si è assistito in questi mesi ad una vera e propria “caccia al docente”, nemico numero uno al posto del virus. Ma per quale motivo?

Da insegnante ho vissuto molto male i continui attacchi, ma continuando a preparare lezioni interessanti e coinvolgenti per i ragazzi costretti a restare a casa. Eppure continuavo a leggere sui social, pubblici ma anche in via privata, messaggi inquietanti che suonavano più o meno così: “Se voi docenti state a casa senza fare nulla perché non devolvete il vostro stipendio a chi invece non può lavorare?” o ancora “Siete dei privilegiati e parassiti” ma anche “se non guadagno io non devi guadagnare neppure tu, prof!”

Senza andare al senso reale di queste frasi e al succo anche economico del discorso che vede i contrattualizzati pagare tasse anche per chi, costretto o meno a lavorare senza regolare contratto, di fatto quelle tasse non le paga ma usufruisce degli stessi benefici statali…andando oltre, noto un odio disarmante e che un po’ fa paura.

Il cercare sempre un nemico da attaccare, odiare, provare a vilipendere e ridicolizzare, è una pratica che risale all’epoca della gogna (o della berlina) medievale, ma oggi siamo nel 2020! L’unico nemico in questa circostanza dovrebbe essere il Virus, il Sars Cov-2 che ci impegniamo a sconfiggere da mesi. Eppure… ancora oggi, passata la fase dello “sporco stipendiato statale” (che per chi come me è ancora precario e sarà disoccupato a fine anno è ridicolo davvero) sento ancora frasi come “ora che siete in Dad ci dite come impiegate il vostro tempo durante le pause? No, perché NOI vi paghiamo!”

Nessuno si permette di chiedere al medico come impiega le pause tra un intervento e l’altro perché son pagate.

Nessuno si sognerebbe di andare ad offendere infermieri e O.S.S. chiedendo loro di restituire i soldi “sprecati” durante un caffè tra un paziente e l’altro.

Eppure… con gli insegnanti si. Vi lascio con una piccola riflessione: senza insegnanti nessuno di quei medici, infermieri e operatori sanitari sarebbe lì oggi. Nessuno avrebbe potuto conoscere l’alfabeto, i numeri, appassionarsi alla letteratura o alla scienza e nessuno avrebbe potuto frequentare l’Università o la scuola di specializzazione.

Dovremmo essere “fratelli”  raccolti da “un’unica bandiera, una speme” perché “di fonderci insieme già l’ora suonò” (citando il nostro Inno).

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