F.U.O.R.I.

F.U.O.R.I.! compie 50 anni. La rivista che per 10 anni ha parlato di diritti

Era il 1970 quando alcuni gruppi omosessuali di Milano, Padova, Roma e Torino si incontrarono per ragionare insieme delle problematiche che affliggevano gli omosessuali italiani; il gruppo aveva assunto il nome di ASPS, “Associazione di Studi PsicoSociali” a causa delle leggi che vietavano agli omosessuali di riunirsi. F.u.o.r.i.! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) nasce a Torino intorno alla primavera 1971 e fu la prima grande associazione gay italiana, in cui confluì anche il Fronte di Liberazione Omosessuale (FLO) fondato sempre nel 1971 dalla matematica Mariasilvia Spolato.

La rivista venne pubblicata dal 1972 fino al 1982, con periodicità varia; inizialmente fu pubblicata come mensile di liberazione sessuale, e venduto nelle librerie e nelle edicole in circa 7.000 o 8.000 copie; dal 1973 diventò per ragioni finanziarie un quadrimestrale venduto nelle sole librerie. In dieci anni i numeri sono stati trentadue.

A 50 anni dalla sua nascita, Nero edizioni pubblica un almanacco contenente i primi 13 mitologici numeri della rivista del movimento. “È una dichiarazione d’amore” queste le prime parole dei curatori Carlo Antonelli e del duo Francesco Urbano Ragazzi, contenute nel mastodontico volume “F.U.O.R.I.!!! 1971-1974“. L’operazione del volume/raccolta sottolinea la volontà dei curatori di afferrare le radici della rivista e scaraventarla verso il presente e il futuro; per considerarla come una vera e grande opera d’arte collettiva. 

L’esperienza di F.U.O.R.I.!, troppo spesso sconosciuta o dimenticata, che cambierà per sempre le sorti della battaglia, ancora in atto, per i diritti civili in Italia, fu corredata da un progetto editoriale unico e avanguardista nello scenario italiano. La rivista che accompagnò il movimento raccolse le suggestioni e le istanze di chi prese parte a quella che a distanza di cinquant’anni fu una rivoluzione: una storia di presa del potere, sul piano linguistico e su quello dell’autodefinizione, per via delle molte e fulminanti invenzioni grafiche e linguistiche che contiene, genialmente anticipatrici di alcuni tra i diorami digitali realizzati in decenni assai successivi” hanno raccontato i curatori della raccolta.

La rivista, nata con un numero zero nel dicembre 1971 con in copertina una foto iconica del Gay Liberation Front americano di Peter Hujar del 1970, iniziò a circolare, in un’opera di marketing geniale, nei luoghi di battuage di Torino e dell’Italia intera; luoghi frequentati da omosessuali, nell’intento di creare un pubblico, testarne l’interesse, creare una rete. Il pretesto di formazione del movimento nel 1971 fu l’apparizione sul quotidiano La Stampa di un articolo del Professor Andrea Romero, primario neurologo, dal titolo “L’infelice che amava se stesso” in cui oltre a definizioni come “Un amore rimasto a livelli infantili“, e al quale si attribuiva responsabilità genitoriali e sociali, veniva citato Diario di un omosessuale, testo del collega D’Acquino edito da Feltrinelli, sedicente esperto di pratiche psicoanalitiche di conversione.

La reazione di Angelo Pezzana e di un gruppo di amici, tra cui i fondatori del movimento, fu quello di indirizzare una lettera al quotidiano; il loro intento quello di esprimere la necessità di rappresentarsi in prima persona, stanchi della pubblicazione di tali assurdità. 

 

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