Titoli verdi

Green bond europei: il significato di un successo

L’esito estremamente positivo per la prima emissione  di titoli verdi a 15 anni con un rendimento a scadenza dello 0,453% (comprensivo del cosiddetto greenium, un premio riservato alle emissioni dei titoli verdi) emessi dalla Commissione Europea questa settimana si presta ad alcune considerazioni.

Va, innanzitutto, registrata la soddisfazione per aver ricevuto, a fronte di un’offerta di 12 miliardi, richieste per 135, ovvero 11 volte il quantitativo posto a disposizione. A contenderselo sono stati i gestori dei fondi, ai quali è stato assegnata una quota poco al di sotto del 40%, seguiti, tra gli altri dalle tesorerie delle banche (23%), dalle assicurazioni e dai fondi pensione (16%) e dalle Banche Centrali e dalle Istituzioni pubbliche (13%).

Una seconda considerazione riguarda, poi, l’attenzione prestata dal mercato a questo tipo di titoli, dedicati al finanziamento di investimenti sostenibili, a testimonianza di un orientamento e di una sensibilità, ormai, ben delineati su temi, che sono cruciali per lo sviluppo dei prossimi anni. Dal punto di vista geografico, inoltre, spicca l’attenzione riservata dagli investitori della Gran Bretagna (29%), seguiti da quelli del Nord Europa (12%), della Francia e Benelux (entrambi all’11%); mentre per l’Asia e il resto del Mondo le quote sono rispettivamente del 3% e del 4%. Da notare che gli investitori italiani dal canto loro hanno rappresentato il 9%, certificando in modo inconfutabile l’apprezzamento riscosso da questi titoli anche presso di noi.

Una terza considerazione concerne il ruolo assunto dalla Commissione Europea in qualità di emittente di carta finanziaria, un ruolo, che, certamente, esce rafforzato dall’esito di questa emissione  e che apre la strada a successivi collocamenti. In questa ottica, già, si preannuncia, accompagnata da previsioni favorevoli, una seconda tornata nel corso del prossimo mese di novembre; mentre non appare certamente irreale l’obiettivo iniziale di emettere da qui al 2026 un ammontare complessivo di 250 miliardi di euro.

Vi è, infine, un’ultima considerazione, non meno importante, sul piano qualitativo, che sottolinea l’affidabilità della Commissione Europea per l’applicazione degli elevati standard di tassonomia in materia di investimenti sostenibili e che ne fanno un punto di riferimento fondamentale per il mercato  di questo tipo di titoli. Un aspetto con evidenti riflessi importanti anche sul futuro ruolo internazionale dell’euro.

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