La Dad e il paradosso dell’inclusione al contrario

Con gli ultimi DPCM e le successive note del Miur, le scuole hanno riaperto le porte agli alunni diversamente abili. Anche nei casi in cui le attività sono sospese, ricorrendo a ben oltre il 75% di Didattica a Distanza, gli alunni con disabilità certificate possono scegliere di essere in presenza insieme al docente di sostegno.

Per molti alunni diversamente abili o con bisogni educativi speciali, infatti, può essere difficile seguire e svolgere i compiti da soli e da casa. Si è pensato quindi di continuare a garantire il loro diritto allo studio e al docente specializzato facendoli rientrare nelle loro classi.

Fin dalla diffusione della nota ministeriale sono arrivate tantissime critiche che richiamavano la legge 517/77 con la quale venivano abolite le classi speciali. Sì perché di fatto, sostengono gli esperti, in questo modo viene meno l’inclusione.


Addirittura si rischia il paradosso dell’inclusione al contrario: disabili in classe e il resto dei compagni a casa. Non c’è la giusta socialità e il confronto con i compagni che è fondamentale per ogni componente della classe, indipendentemente dai loro bisogni o dalle loro peculiarità didattiche.

Il Ministero, a dire il vero, ha subito emanato una nota chiarendo la possibilità di far rientrare in presenza non solo alunni D.A. e docenti specializzati ma anche un gruppo di compagni di classe. Tuttavia molte scuole hanno incontrato  spesso ostacoli nelle famiglie intimorite dalla contingenza pandemica. E così siamo al paradosso di cui sopra per cui la scuola resta aperta ad alcuni alunni ma altri son costretti a restare a casa gettando alle ortiche anni di dibattiti dedicati all’inclusione.

Per di più in molte regioni non tutti gli alunni diversamente abili hanno optato per la didattica in presenza ampliando una forbice che si richiuderà definitivamente solo con il ritorno alla normalità, magari a fine gennaio.

 

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