Nessuna tregua di Natale per questa guerra

L’involuzione dell’evoluzione dei nostri giorni

In più di cento anni di progresso, dobbiamo prendere atto anche dell’involuzione di molti valori, simboli, primo tra tutti la fede ed il Natale.

Ypres è una località  belga dove la vigilia di Natale del 1914 si verificò una tregua spontanea delle truppe in trincea,  definita dai comandi militari un vero e proprio atto di insubordinazione.

In molti la considerano una delle più belle favole di Natale, ma avvenuta realmente. Nonostante la censura degli alti comandi, che per censura arrivò persino a definire “un’invenzione di fantasia” questo episodio, i tanti reduci di quella guerra non hanno mancato di raccontare in libri e canzoni la magia di quel Natale. E così l’artista inglese Mike Harding nella sua celebre canzone “Christmas 1914” canta: “i fucili rimasero in silenzio…senza disturbare la notte. Parlammo, cantammo, ridemmo.. e a Natale giocammo a calcio insieme, nel fango della terra di nessuno. La “no man’s land, ovvero la terra di nessuno, era lo spazio che divideva le due trincee.

Ma cosa accadde realmente quella notte?

Un’altra testimonianza diretta è quella del soldato tedesco Kurt Zehmisch, nel libro Silent Night: the story of the World War I Christmas Truce, libro che ricostruì la vicenda negli anni ‘80: “quando addobbammo gli alberi, e accendemmo le candele, dall’altra parte giunsero fischi di gioia e applausi…poi cantammo tutti insieme. Era ancora notte e prima di andare a dormire tutti avevano la sensazione che qualcosa di incredibile stesse per accadere”. La mattina seguente infatti, le truppe tedesche esposero piccoli cartelli con le scritte “buon Natale” e “Non sparate, noi non spariamo”. Era il principio della tregua più bella della storia.

Sono note le cronache di quei giorni, e di quella tregua durata forse non solo un giorno, ma per alcuni sino a capodanno. Di soldati impegnati a scambiarsi sigarette e cioccolata, wisky, marmellata e tè. Di strette di mano, e addirittura di una partita di calcio vinta dai tedeschi per 3 a 2. Una tregua immune anche agli ordini degli ufficiali superiori, che inermi assistevano ad una febbre di armistizio che partita da Ypres contagiò due terzi del fronte occidentale. I soldati fecero infatti un patto solenne: in caso di ripresa dei combattimenti, nessuno avrebbe mirato ad altezza d’uomo, vanificando gli ordini dei superiori mirando al cielo e “riempiendo le stelle di spari”.

Ci salutammo e rientrammo nelle trincee…poi udimmo dei colpi: la guerra era ricominciata, si legge ancora nel libro del capitano inglese J.C. Dunn,  ma gli alti comandi fecero si che mai più si ripetesse un’evento del genere, minacciando di mandare alla corte marziale chiunque avesse avuto contatti con il nemico, nonché di bombardare le trincee nei giorni precedenti al Natale. Inoltre fu disposta una turnazione ad hoc, al fine di evitare “gemellaggi” che comunque avvennero anche negli anni a seguire, seppur non con il medesimo spirito nella famosa notte di natale di Ypres.

Tra quei soldati, non tutti amarono la tregua di Natale. Un soldato austriaco, ben lieto di ricominciare a sparare, criticò duramente quella che definiì “una stupida tregua”. Il suo nome era Adolf Hitler.

Di opinione opposta restò sempre Bertie Felstead, morto nel 2001 a 106 anni ed ultimo reduce ad aver preso a quella famosa partita di calcio la notte di Natale a Ypres.

È difficile accettare come oggi, ciò che abbiamo vissuto nell’osservare questa guerra fratricida tra Russia e Ucraina, senza dimenticare tutte le altre guerre che affliggono il mondo, siamo più vicini al pensiero di quel soldato austriaco che pochi anni annidopo seminerà morte e distruzione nel mondo.

Ed ecco che nel nuovo millennio del progresso, dell’alta velocità, del metaverso, mentre il Papa “auspica la fine di questo, come di ogni altro conflitto” e il premier Ucraino Zelensky annuncia che sta lavorando ad un piano di 10 punti che presenterà il 24 febbraio (perché aspettare febbraio?), ci accorgiamo ad un tratto che l’uomo ha perso forse definitivamente la sua integrità di uomo, quando anziché esporre un cartello di auguri come “quel crucco di Fritz cento e più anni fa”,  ha sparato ancora, nel giorno di Natale.

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