“Vedere la musica”: una sinfonia di capolavori in mostra a Rovigo

Sul concetto di sinestesia, chiave dell’arte Simbolista e delle Avanguardie, si sviluppa la mostra a Rovigo “Vedere la musica” a Palazzo Roverella. Si svolgerà dal 1 Aprile al 4 Luglio, in previsione di un allentamento delle norme Covid, per quanto riguarda la riapertura degli spazi museali al pubblico.

“La musica è il veicolo privilegiato per congiungersi alla dimensione fisica e psichica dell’astrattismo puro e alla forma spogliata, da interpretare in senso mistico e cosmico.” 

Così Kandinskij, padre dell’astrattismo pittorico, introduceva implicitamente le conseguenze percettive derivanti dalla sinestesia, ideando al contempo le basi teoriche poi espresse nel manifesto del Der Blau Reiter.

La sinestesia è tecnicamente una percezione simultanea di stimoli appartenenti a domini sensoriali diversi, in questo caso ascoltare un colore. Una sola stimolazione provoca due eventi sensoriali diversi e simultanei. Ad esempio, per Kandinskij il giallo è paragonabile al suono di una tromba, per la sua forza centrifuga; l’azzurro, al contrario dotato di forza centripeta, è assimilabile al suono di un flauto.

Le domande che si ponevano già nel Novecento e a cui hanno cercato di dare risposta, si ripresentano con la mostra delle opere più importanti prodotte, i risultati più stupefacenti delle due arti, l’approdo a cui giunse chi si impegnò in tal senso:

È davvero possibile ascoltare la musica con gli occhi? Si può dare forma al suono e colore all’invisibile?

La mostra a Rovigo: una sinfonia di capolavori

Curata da Paolo Bolpagni, la mostra presenta centosettanta capolavori di artisti quali:

Vasilij Kandinskij, Pierre-Auguste Renoir, Marc Chagall, Paul Klee, Giacomo Balla, Mario Sironi, Gino Severini, Alberto Savinio, Felice Casorati. Preziosi disegni di Pablo Picasso, Gustav Klimt e Le Corbusier.
L’arco di tempo in cui temi così affascinanti sono stati affrontati, il periodo in esame che conosce una vera rivoluzione, è quello che va dal 1880 al 1940.
Così Bolpagni:
“Alla fine del XIX secolo, si assiste all’affermarsi in tutta Europa di un filone artistico che si ispira alle opere e alle teorie estetiche di un compositore carismatico e affascinante come Richard Wagner […] A partire dal primo decennio del Novecento, però, la riscoperta di Johann Sebastian Bach e il fascino esercitato dalla purezza dei suoi contrappunti vengono a sostituirsi al modello wagneriano. Il cammino in direzione dell’astrattismo troverà riscontro nell’aspirazione della pittura a raggiungere l’immaterialità delle fughe di Bach. Ciò nelle opere di Vasilij Kandinskij, Paul Klee, Frantisek Kupka, Félix Del Marle e molti altri”.

Per informazioni scrivere a: info@tfnews.it