(VIDEO) – Maradona: ma gli dei non erano immortali?

“O mamma, mamma, mamma, sai perchè mi batte il coracon? Ho visto Maradona, ho visto Maradona: e, mammà, innamorato son”. Il coro è di quelli entrati  a far parte non solo della storia del calcio ma della tradizione di un popolo, quello napoletano, che lo canta insieme alle invocazioni per San Gennaro.

E non vi sembri blasfemo. A Napoli Diego (col solo nome, come un caro amico di sempre) è sempre stato un semidio, un eroe da invocare anche a protezione della città, quella città che lui è riuscito a portare in vetta fino allo scudetto per ben due volte. Ma relegarlo a un ricordo meramente partenopeo sarebbe troppo riduttivo. Come tutti gli eroi appartiene a tutti e a nessuno.

Maradona ha per Patria il mondo intero: è Argentino, Italiano, Spagnolo. E’ soprattutto figlio del cielo, da oggi. In un anno davvero assurdo come questo, che ha raccontato la morte di tanti grandi, fa male davvero dover annoverare anche lui tra coloro che non fanno più parte del mondo dei vivi.

La bellezza di un calciatore del suo calibro è che ha appassionato tutti, non solo gli amanti del calcio ma tutti, ciascuno per il suo campo. Da Kusturica a Jorit passando per il bel progetto di Paolo De Cuarto di qualche mese fa per la International Broker Art.

El Pibe de oro, il ragazzo d’oro, aveva 60 anni ma è come se ne avesse vissuti oltre 100: leggenda per il Calcio Napoli, ha militato anche in molte altre squadre argentine e spagnole collezionando solo successi: la vittoria del mondiale nel 1986 contro l’Argentina (e come dimenticare ‘la mano de Dios’) in una lotta calcistica quanto politica; la finale di Italia ’90 e la vittoria di due scudetti a Napoli nel 1987 e nel 1990, il pallone d’oro a inizio anni novanta.  Nel 2012 proclamato miglior calciatore del secolo alla Globe Soccer Awards e dal 2014 anche nella Hall of Fame dei migliori calciatori stranieri in Italia.

A Napoli c’è addiritura un culto (la Iglesia Maradoniana) dedicato a lui e di sicuro da oggi lo si invocherà dalle curve dello Stadio San Paolo per cui Diego resterà per sempre D10S: una divinità scugnizza che a sedici anni aveva già chiaro che avrebbe vinto mondiali, scudetti e pallone d’oro. Quel che non sapeva è che sarebbe diventato un vero eroe, amato e odiato al contempo ma sempre rispettato. E gli eroi, si sa, non muoiono mai davvero.

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