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Febbraio, in arrivo lo Chips Act europeo

Sarà molto probabilmente febbraio il mese decisivo per il varo della normativa europea in tema di produzione e di approvvigionamento di microchips. E’ questa l’intenzione del Commissario all’Industria e al mercato Thierry Breton, che, in una conferenza stampa dedicata la scorsa settimana al Chips Act, ne ha illustrato gli obiettivi e i contenuti.

L’importanza dei microchips, fattore cruciale di sviluppo dei diversi settori produttivi, è stata ormai avvertita dall’opinione pubblica, quando la diffusione della pandemia da Covid ’19 ha reso evidenti gli effetti delle loro difficoltà di approvvigionamento principalmente dai produttori asiatici, con ricadute negative nelle principali economie sulla regolarità delle produzioni industriali, sul rialzo dei prezzi e sul conseguente innesco di impulsi inflattivi.

La dipendenza del mondo occidentale e dell’Europa in particolare dal maggiore produttore asiatico, Taiwan, è stata  sottolineata da Breton, ricordando che, nel caso di un’eventuale sospensione della fornitura prolungata per 3 – 4 settimane da parte di quel Paese, si configurerebbe per  i Paesi dell’Unione Europea il rischio di un temibile blocco produttivo.

Prendendo esempio da un’analoga misura normativa adottata negli Stati Uniti d’America, il Defense Production Act – DPA, lo Chips Act Europeo da un lato dovrebbe dare impulso alla produzione dei microchips in Europa, passando dall’attuale quota del 10% al 20% entro la conclusione di questo decennio; dall’altro dovrebbe prevedere una strumentazione adeguata per garantire le forniture, assicurando all’UE la disponibilità di strumenti negoziali in grado di far valere le proprie condizioni, così come sta avvenendo per gli Stati Uniti.

Due le difficoltà da superare per il raggiungimento di questi obiettivi. Il primo tocca l’aspetto del varo di questo importante testo normativo, a cui si arriverà dopo aver raggiunto l’accordo all’interno del Collegio dei Commissari e, successivamente, aver superato lo scoglio della duplice approvazione da parte del Consiglio e del Parlamento europei.

La seconda difficoltà riguarda la disponibilità di risorse finanziarie per supportare questa iniziativa. Se si guarda all’esperienza degli Stati Uniti e al cospicuo ammontare di risorse destinate, oltre una quarantina di miliardi di Dollari USA, si comprende quanto sia arduo il percorso da compiere per l’UE, in assenza di un bilancio federale autonomo, dovendosi ricorrere ad un assemblaggio di fondi europei, nazionali e regionali.

Una sfida, in definitiva, che si preannuncia decisamente affascinante e probante per l’UE per posizionarsi adeguatamente in un mercato, quello dei microchips, il cui valore è destinato, secondo le stime più accreditate a toccare i 1000 miliardi di euro da qui al 2030 e per contribuire a rafforzarne il peso specifico sullo scacchiere geopolitico mondiale.

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