La strage di Ustica,43 anni fa

E’ il 27 giugno 1980 0re 20.59, quando da un aereo, un Dc9 di una compagnia aerea che non esiste più, l’Itavia, volo numero IH870, decollato alle 20.08, dall’aeroporto Guglielmo Marconi di  Bologna  diretto a Palermo, arriva la voce di uno dei due piloti che dice:”Guarda cos’è?”.

Pochi istanti dopo, il Dc9 precipita in mare, al largo dell’isola di Ustica. Muoiono tutti, l’equipaggio e i passeggeri, 81 persone: 64 adulti, 11 bambini tra i due e i dodici anni, due bambini di età inferiore ai 24 mesi, oltre ai 4 uomini dell’equipaggio.

Le indagini, che furono avviate dalle Procure di Palermo e di Roma e dal Ministero dei Trasporti, poco alla volta si insabbiarono e sulla vicenda scese il silenzio fino al 1986. Poi, stimolati da una inchiesta giornalistica che indicava il DC9 quale vittima di una azione militare, un gruppo di politici e intellettuali si rivolse con un appello, al Presidente della Repubblica perché «qualsiasi dubbio anche minimo sull’eventualità di un’azione militare lesiva di vite umane e di interessi pubblici primari fosse affrontato».

Nel 1988 nacque l” Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica” per iniziativa di Daria Bonfietti, sorella di una delle vittime .

I resti del velivolo furono recuperati solo otto anni dopo, oggi sono esposti a Bologna nel museo “Memoria per la strage di Ustica”

Ustica: le parole di Bonaccini

Il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, sempre accanto ai parenti delle vittime sostenendo le loro richieste,  le stesse anno dopo anno, quelle di arrivare alla completa verità. “Il dolore dei familiari non si spegne”, dichiara Bonaccini, come “la nostra volontà di chiedere l’ultimo pezzo di verità sugli autori e sui responsabili materiali”. Perché quello che manca, sottolinea il Presidente della Regione, “sono ancora i nomi di autori e responsabili”, e questo “non è accettabile per i parenti delle vittime, né degno di un Paese democratico”.

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