“Mine Vaganti” a teatro. Un amore che non finisce mai

Mine Vaganti è una delle pellicole di Ferzan Ozpetek considerata tra le più belle e significative. È una storia triste, ma al contempo una commedia; un gioco, ma anche una riflessione. Un film che con molta facilità – del resto stiamo parlando del maestro Ferzan – strappa una lacrima ai cuori più fermi. Ai sensibili…non abbiamo nulla da dire.

Mine Vaganti, un film, ma anche uno spettacolo.

“Mine Vaganti” al Teatro Morlacchi di Perugia

È in scena fino a domani domenica 6 marzo al Teatro Morlacchi di Perugia lo spettacolo Mine Vaganti firmato da Ferzan Ozpetek. Un cast impeccabile composto da: Francesco Pannofino, Iaia Forte, Erasmo Genzini, Carmine Recano, Simona Marchini, Roberta Astuti, Sarah Falanga, Mimma Lovoi, Francesca Maggi, Luca Pantini, Edoardo Purgatori. Le scene sono state curate da Luigi Ferrigno, per i costumi Alessandro Lai e luci Pasquale Mari.

Gli amori impossibili non finiscono mai”. Vogliamo partire da qui, da una frase del film, ma ripetuta anche nello spettacolo. Una frase che ci colpisce perché nella sua semplicità, racchiude tutto: un amore tra un uomo una donna, tra due uomini (o due donne); ma anche quell’amore che abbiamo verso il nostro io che non può emergere.

Mine Vaganti è la storia di Tommaso, giovane scrittore che la famiglia crede si trovi a Roma per studiare economia e commercio. E che credono etero, quando in verità, ama Marco. Scende a Napoli per dire la verità e il primo con il quale si confida è il fratello Antonio, anche lui omosessuale – ma questo Tommaso lo saprà in un secondo momento. Lo scopre una sera, quando lo stesso Antonio, racconta la verità su di lui, portando il padre – Vincenzo – a cacciarlo di casa.

Da questo momento parte la “tragicommedia”. Vincenzo e la moglie Stefania non si danno pace, mentre tutti cercano di portare avanti la propria vita con una parvenza di normalità. Parola, quest’ultima, detestata dalla nonna di Tommaso, la “mina vagante” come la chiamano loro. Luciana, la zia, riversa i propri dispiaceri nel bicchiere e nell’ “amore”. Poi c’è Teresa, la domestica, che si diletta nelle voci di paese e infine Alba, la socia in affari della famiglia Cantone, da sempre innamorata di Tommaso.  A dare uno scossone ci pensano gli amici di Roma – tra cui anche Marco – che scendono a Napoli per uno spettacolo di Drag Queen.

Cinema e teatro: emozioni a confronto

Prima di parlare con il cuore, parliamo della trama e e dei personaggi. Tutto è come sempre: stessa storia e pochissime variazioni. Non siamo in Puglia, ma a Napoli, alcune scene sono state non tolte ma riadattate per il palcoscenico e alcuni personaggi del film hanno avuto uno spazio maggiore rispetto alla pellicola; è il caso della domestica Teresa.

Ora tocca al cuore.

Mine vaganti fa parte di quei film (lo ripeteremo fino alla fine) che difficilmente si possono scordare. Pensare di ritrovarsi con un altro cast, un altro adattamento, come è logico che sia, potrebbe spaventare il pubblico di Ferzan Ozpetek. Ecco, questo è un errore da non fare.

Stesse emozioni, stesse sensazioni, stesse lacrime, ma anche più risate. Forse è l’atmosfera del teatro che è mancato da troppo tempo, la voglia di tornare a sorridere nonostante quello che ci circonda o la necessità di emozionarsi, ma questo ensemble ha fatto sì che lo spettacolo ci piacesse.

Tra il pianto e il riso, tra la diversità e la “normalità”, tra la luna e il mare…“una notte a Napoli ho trova un angelo che non sapeva più volare”. 

Grazie Ferzan.

Condividi
Per informazioni scrivere a: info@tfnews.it