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Festeggiano le donne? Ma non per la governance societaria in Italia!

La scorsa settimana è stata festeggiata la Giornata Internazionale della Donna, un’occasione per approfondire la situazione della condizione femminile nella società contemporanea.

Molteplici le iniziative per sottolineare il ruolo cruciale della donna sul piano economico sociale. Purtroppo, stridono con questa atmosfera celebrativa e vagamente trionfalistica i dati resi noti per l’Italia dall’Osservatorio per l’Imprenditorialità femminile di UnionCamere – Infocamere, che ha fotografato la situazione della donna sotto il duplice profilo degli incarichi di responsabilità nelle società e della titolarità di imprese femminili.

Da questa analisi emerge che, a fine 2021,  solo poco più del 18% della carica di Presidente di una società era appannaggio delle donne, mentre alla stessa data gli incarichi di Direttore non toccavano la soglia del 16%. Inoltre, se risultava in crescita il numero di incarichi di consigliere, si registrava, invece, un calo in quello di consigliere/amministratrice delegata. In definitiva e in estrema sintesi,. tra il 2019 e il 2021, in Italia per la quota rosa si sono registrate quasi 12mila posizioni gerarchiche in meno, con una flessione complessiva, pari allo 0,46% .

Eppure, come sottolinea il Presidente di Unioncamere, Andrea Prete, il giudizio che si può sinteticamente formulare nei confronti delle persone di sesso femminile con incarichi nella governance societaria è decisamente positivo, in quanto “le donne sono più innovative, più attente ai valori della sostenibilità e più responsabili verso i propri collaboratori”.

Passando, poi, rapidamente ad analizzare l’universo delle imprese femminili, al di là dell’aumento registrato lo scorso anno, peraltro, assai contenuto (0,19%), colpisce il fatto che questo risultato è la somma algebrica di andamenti differenziati nelle tre macro aree del Paese. Infatti, a un Mezzogiorno, che  ha segnato un buon incremento di queste imprese, si sono contrapposti valori di sostanziale stabilità  di quelle del Nord e di contrazione delle altre del Centro.

In definitiva, in Italia il percorso per un riequilibrio della condizione femminile nelle posizioni gerarchiche che contano nelle imprese italiane, nonostante i buoni intenti, si configura, ancora, come un obiettivo raggiungibile in tempi non brevissimi. E’ probante in questo senso, anche, una recente analisi della Camera Arbitrale di Milano – CAM, la Camera più importante del Paese, che mostra come nel 2021 solo 1 arbitro su 5 risulta essere di sesso femminile. Uno squilibrio, peraltro di lunga data, alla quale la stessa CAM sta cercando di ovviare; infatti, quando si tratta di nominare direttamente un arbitro, questo organismo, come dimostrano i numeri dello scorso anno, attua una politica di nomine nel segno del rispetto di una ripartizione tra i due sessi che si avvicini il più possibile alla parità. Un esempio che dovrebbe essere imitato!

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