Israele, spara e uccide i soccorritori: cresce l’indignazione internazionale

Il Primo Ministro britannico Rishi Sunak ha telefonato al Premier israeliano Netanyahu al quale ha detto di “essere rimasto sconvolto dall’uccisione di operatori umanitari, tra cui tre cittadini britannici, in un attacco aereo a Gaza ieri e ha chiesto un’indagine indipendente approfondita e trasparente su quanto accaduto” – ha reso noto Downing Street. Il Primo Ministro Sunak ha ribadito che “troppi operatori umanitari e civili hanno perso la vita a Gaza e che la situazione è sempre più intollerabile“.

‘Siamo rimasti indignati nell’apprendere di un attacco dell’Idf che ha ucciso diversi operatori umanitari civili della World Central Kitchen, che ha lavorato incessantemente per fornire cibo a coloro che soffrono la fame a Gaza e, francamente, in tutto il mondo” – ha dichiarato il Portavoce della sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby, in una conferenza stampa. ‘‘Inviamo le nostre più sentite condoglianze alle loro famiglie e ai loro cari” – ha aggiunto. In merito all’indagine sull’incidente, Kirby ha detto che ‘‘ci auguriamo che tali risultati vengano resi pubblici e che venga assunta un’adeguata responsabilità“.

A far salire la tensione tra Usa e Israele c’è anche l’attacco sferrato contro il consolato iraniano in Siria. Il Pentagono, ha spiegato la portavoce Sabrina Singh, ha contattato l’Iran il giorno dopo il raid aereo contro il consolato di Teheran a Damasco e ha chiarito che non è coinvolto nell’attacco. “Abbiamo spiegato molto chiaramente all’Iran, attraverso canali privati, che non siamo responsabili dell’attacco avvenuto a Damasco“.

Singh ha aggiunto che – “data la forte tensione nella regione, volevamo rendere molto chiaro, anche attraverso canali privati, che gli Stati Uniti non erano coinvolti nell’attacco a Damasco”.

Secondo gli Stati Uniti, è Israele ad avere la responsabilità dell’attacco. Ma, allo stesso tempo, la portavoce ha detto che –  ”non siamo stati informati dagli israeliani del loro attacco o dell’obiettivo previsto del loro attacco a Damasco“.

Intanto in Israele monta la protesta contro il Governo. Nella serata di martedì migliaia di manifestanti sono riusciti a superare i cordoni di sicurezza posti dalla polizia israeliana e hanno raggiunto l’ingresso della casa del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ad Aza Road, a Gerusalemme.

I manifestanti hanno chiesto le dimissioni del premier, nuove elezioni e un accordo che possa riportare in patria gli ostaggi ancora trattenuti nella Striscia di Gaza. In testa ai manifestanti ci sono proprio i familiari degli ostaggi.

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Redazione

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