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Gli Stati Uniti e la nuova normativa sui prodotti geneticamente modificati

Con l’inizio del nuovo anno è entrato in vigore il National Mandatory Bioengineered (BE) Food Disclosure Standard (NBFDS), che impone ai produttori, importatori e rivenditori di alimenti di evidenziare nell’etichettatura la presenza di ingredienti geneticamente modificati con un univoco marchio “Bioengineered”. Le misure in questione fanno parte delle nuove regole dell’USDA su colture e ingredienti modificati e forniscono uno standard nazionale uniforme per l’etichettatura degli alimenti bioingegnerizzati, eliminando le normative statali già in vigore. Sulla base della definizione dell’USDA saranno le singole aziende a determinare i prodotti che richiedono il nuovo marchio nell’etichetta. I prodotti realizzati con nuove tecniche come l’editing genetico, la biologia sintetica e le tecniche CRISPR (tecnologia che consente con grandi risultati di modificare piccole porzioni di geni all’interno delle cellule) sono al momento esclusi dal nuovo regolamento. Inoltre, le aziende le cui vendite annuali sono complessivamente inferiori a 2,5 milioni di dollari e in generale i prodotti contenenti meno del cinque percento di ingredienti geneticamente modificati sono esentati da tale mandato. 

Una norma importante anche per il mercato europeo ed italiano poiché fornisce uno standard nazionale uniforme e obbligatorio per la tracciabilità, la divulgazione e la conoscenza degli ingredienti per i consumatori in rapporto alle innovazioni genetiche dei prodotti. Normative che aiutano a comprendere anche la nuova sensibilità dei consumatori statunitensi verso prodotti alimentari di qualità. Un mercato importante per l’Italia e l’agricoltura della nostra Penisola. D’altronde, le esportazioni italiane di beni e servizi rappresentano circa il 32 per cento del Pil e contribuiscono ad un saldo positivo della bilancia commerciale di 44 miliardi di euro, pari al 2,2 per cento del Prodotto interno lordo italiano. L’Italia si conferma la nona economia esportatrice al mondo con una quota export del 2.9% sul totale mondiale. 

In particolare, nel 2018 la quota di esportazione dei prodotti alimentari italiani ha rappresentato il 7.6% del totale dell’export italiano negli USA. Da notare le esportazioni di olio di oliva negli Stati Uniti, che rappresentano il 10,5% di tutto il flusso italiano di esportazioni di prodotti alimentari. L’olio di oliva italiano è generalmente al secondo posto nella “classifica” dei prodotti alimentari esportati negli Stati Uniti. Per quota di mercato (36,1%), raggiunge addirittura il primo posto, superando, seppure di poco, pasta (36%) e vino (32%), per un valore di 545 milioni di dollari. Nuove dinamiche commerciali e di conoscenza del food che meritano attenzione e approfondimenti specifici poiché essenziali per la crescita dell’export dei prodotti italiani negli USA. 

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