Covid (Getty Images)

Covid: la variante Delta spaventa la Gran Bretagna. Aperture rinviate

Una quota superiore al 90% dei nuovi casi di Covid riscontrati in Gran Bretagna è quella della variante indiana; ribattezzata di recente come variante Delta. Secondo i dati comunicati dalle autorità sanitarie le infezioni giornaliere sono in aumento dal 3 al 6% in tutto il Paese con un tasso di crescita che non si vedeva dalla fine dello scorso anno. 

Secondo il Guardian l’allentamento delle misure anti Covid potrebbe essere posticipato di due o quattro settimane; la notizia arriva mentre i casi di contagio da coronavirus in Inghilterra stanno aumentando. Fonti di Downing Street precisano che non c’è ancora una decisione definitiva; l’annuncio è previsto per lunedì con varie opzioni sul tavolo, come quella del rinvio di quattro settimane, che è al momento la più accreditata nel mezzo dei crescenti timori per la risalita dei contagi e la trasmissibilità della variante Delta. La proroga delle misure restrittive consentirebbe al programma di vaccinazioni di avere maggiore effetto.

È chiaro che la variante indiana è più trasmissibile, e che i casi e le ospedalizzazioni stanno crescendo. Non sappiamo con esattezza quanto questi dati si tradurranno in nuovi decessi, ma questo andamento desta seria, seria preoccupazione”  ha detto il Premier, Boris Johnson, a Sky News, continuando “se guardiamo ai dati oggi, di nuovo abbiamo un aumento dei ricoveri, un aumento dei casi, bisogna avere cautela“.

Covid e varianti in Italia

In Italia la variante Delta del Covid è ancora contenuta sotto l’1%. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità arrivano dal rapporto quindicinale sulle varianti in base a quanto le Regioni segnalano e che si affianca ai vari sondaggi. Come anticipato dal presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, le evidenze confermano una larghissima diffusione della variante Alpha ovvero la vecchia variante inglese; in più c’è una circolazione della variante brasiliana oggi conosciuta come Gamma al 6,26%, vicino a 7,8% nei sondaggi. La variante nigeriana è invece segnalata intorno all’1%.

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