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Terza dose vaccino dopo 5 mesi. L’opinione degli esperti

Si fa avanti in Italia, sulla scia di quello che avviene in Gran Bretagna, l’ipotesi di fare la terza dose di vaccino covid dopo 5 mesi anzichè dopo 6. La proposta viene accolta in modo  differente dagli esperti.

L’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, ha fatto un dichiarazione che poi ha innescato un dibattito. D’Amato ha detto: “Bisogna cambiare strategia contro il Covid, imitare il Regno Unito e offrire la terza dose prima, a 5 mesi dalla seconda”.

Matteo Bassetti, Primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, ha risposto: “Dobbiamo stare attenti. Da che mi risulta l’Assessore alla Sanità del Lazio non è professore di Malattie infettive, non è un esperto. Da dove arrivano questi suoi dati? Come fa a dire che ci si può vaccinare con la terza dose dopo 5 mesi? Attenzione a dare certi messaggi”, perché “così le persone credono sempre meno nelle vaccinazioni”. Bassetti sottolinea: “Perché i politici si lanciano in queste considerazioni? Dicendo facciamola prima o dopo, così c’è solo confusione”.

Andrea Crisanti, Professore ordinario di microbiologia dell’Università di Padova, ha dichiarato: “Anticipare il richiamo a cinque mesi ha una sua logica, bisogna vedere se tutto questo è attuabile dal punto di vista della logistica del sistema sanitario. Sarebbe opportuno perché anticipa la caduta della protezione. C’è da dire che la terza dose ripristina completamente la protezione, i dati di Israele da questo punto di vista sono inequivocabili”.

Il virologo dell’università di Milano, Fabrizio Pregliasco, sull’ipotesi della terza dose di vaccino anticipata afferma: “si può valutare anche in base all’andamento di questo colpo di coda del virus perché il richiamo fatto a un mese in meno di distanza garantisce una maggiore protezione”. Pregliasco ricorda:  “É quello che si è fatto un po’ anche in Inghilterra ma è chiaro che dobbiamo trovare una modalità per applicare e organizzare la cosa al meglio. Dal punto di vista medico, tuttavia, accorciare la distanza del richiamo certamente dà un elemento di rinforzo in questa fase in cui il rischio c’è. Un po’ come la dose booster per i fragili”.

Il virologo sostiene: “É chiaro che dovremmo vedere quello che sarà il futuro ma io credo che, superato questo giro, la vaccinazione sarà simile a quella dell’influenza e quindi dedicata ai fragili e ai più esposti e poi magari, a pagamento, per chi lo desidera”.


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